Calendula: a cosa serve la tisana, proprietà cosmetiche

A cosa serve la tisana di Calendula, caratteristiche fisiche e proprietà cosmetiche di questa pianta officinale, applicazioni interne tramite infuso, tisana e tintura madre da applicare su ferite e piaghe.

calendula: infusi e tintura
calendula: infusi e tintura

Utilizzi della calendula

Pianta di durata annuale, alta una cinquantina di centimetri, la calendula presenta un fusto eretto e ramificato.

E’ dotata di foglie lanceolate, quelle inferiori hanno il picciuolo, mentre quelle superiori ne sono prive, in quanto unite direttamente al fusto e ai rami che abbracciano con la loro base.

I fiori, dal colore giallo-arancio, sono raccolti in tipici capolini.

La fioritura avviene nel periodo primaverile e in certi casi intorno alla metà di febbraio.

La droga è composta da tutta la parte aerea della pianta, in particolare dai fiori che vanno prima raccolti asciutti e poi fatti seccare velocemente al sole prima di riporli in luogo asciutto per una corretta conservazione.

Da tener presente che la pianta nel suo complesso emana un cattivo odore.

Tra le proprietà principali della Calendula vanno segnalate quella relativa agli effetti sudoriferi, depurativi, emmenagoghi e cicatrizzanti.

Alcuni intenditori sostengono che i preparati di calendula somministrati alle donne anemiche e nervose, oppure a quelle con flusso mestruale in arrivo, consentono di poter constatare discreti benefici.

Come applicazione esterna è consigliato l’utilizzo per alleviare i dolori relativi alle piaghe, alle scottature, ai geloni ulcerati e all’eczema.

Per la somministrazione tramite infuso sono consigliati 15 grammi di fiori freschi di calenduala pestati in 300 grammi di acqua bollente.

Per fare una tintura occorrono 20 grammi di fiori freschi di calendula pestati, 65 grammi di spirito e 40 grammi di acqua.

Questa preparazione va messa in un vaso ben chiuso per 8 giorni, agitandola periodicamente e infine filtrandola prima di usarla per realizzare impacchi su piaghe e ferite.