San Filippo Neri: frasi celebri dagli scritti

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Aforismi, citazioni dai detti, frasi celebri di San Filippo Neri, sacerdote cattolico di origine fiorentina che dedicò gran parte della sua vita all’evangelizazione di Roma, avvicinando molti ragazzi di strada alla chiesa facendoli divertire e cantare.

san filippo neri frasi
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Frasi celebri dagli scritti

Figliuoli, state allegri, state allegri.

– Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri.

– Non voglio scrupoli, non voglio malinconie. Scrupoli e malinconie, lontani da casa mia.

– Paradiso! Paradiso! Attendete a vincervi nelle piccole cose, se volete vincervi nelle grandi.

– Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni.

– L’allegrezza cristiana interiore è un dono di Dio, derivato dalla buona coscienza, mercé il disprezzo delle cose terrene, unito con la contemplazione delle celesti…Si oppone alla nostra allegrezza il peccato; anzi, chi è servo del peccato non può neanche assaporarla: le si oppone principalmente l’ambizione: le è nemico il senso, e molto altresì la vanità e la detrazione. La nostra allegrezza corre gran pericolo e spesso si perde col trattare cose mondane, col consorzio degli ambiziosi, col diletto degli spettacoli.

– A coloro che si lamentavano quando i giovani facevano chiasso diceva: Lasciateli, miei cari, brontolare quanto vogliono. Voi seguitate il fatto vostro, e state allegramente, perché altro non voglio da voi se non che non facciate peccati. Ed ai ragazzi che facevano troppo baccano diceva: State fermi, se potete.

– Ubbidienza, Umiltà, Distacco.

– La perfezione non consiste nelle cose esteriori, come in piangere ed altre cose simili, e le lacrime non sono segno che l’uomo sia in grazia di Dio.

– La santità sta tutta in tre dita di spazio, e si toccava la fronte, cioè nel mortificare la razionale, contrastando cioè a se stesso, all’amore proprio, al proprio giudizio.

– Bisogna desiderare di far cose grandi per servizio di Dio, e non accontentarsi di una bontà mediocre, ma aver desiderio (se fosse possibile) di passare in santità ed in amore anche S. Pietro e S. Paolo: la qual cosa, benché l’uomo non sia per conseguire, si deve con tutto ciò desiderare, per fare almeno col desiderio quello che non possiamo colle opere.

– Non è superbia il desiderare di passare in santità qualsivoglia Santo: perché il desiderare d’essere santo è desiderio di voler amare ed onorare Dio sopra tutte le cose: e questo desiderio, se si potesse, si dovrebbe stendere in infinito, perché Dio è degno d’infinito onore.

– Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quello che si faccia.

– L’anima che si dà tutta a Dio, è tutta di Dio.

– All’acquisto dell’amor di Dio non c’è più vera e più breve strada che staccarsi dall’amore delle cose del mondo ancor piccole e di poco momento e dall’amor di se stesso, amando in noi più il volere e servizio di Dio, che la nostra soddisfazione e volere.

– Come mai è possibile che un uomo il quale crede in Dio, possa amare altra cosa che Dio?

– Quanto amore si pone nelle creature, tanto se ne toglie a Dio.

– La grandezza dell’amor di Dio si riconosce dalla grandezza del desiderio che l’uomo ha di patire per amor suo.

– A chi veramente ama Dio non può avvenire cosa di più gran di spiacere quanto non aver occasione di patire per Lui.

– I veri servi di Dio hanno la vita in pazienza e la morte in desiderio.

– Chi non sale spesso in vita col pensiero in Cielo, pericola grandemente di non salirvi dopo morte.

– L’uomo che non fa orazione è un animale senza ragione.

– Il nemico della nostra salute di nessuna cosa più si contrista, e nessuna cosa cerca più impedire che l’orazione.

– Non vi è cosa migliore per l’uomo che l’orazione, e senza di essa non si può durar molto nella vita dello spirito.

– Per fare buona orazione deve l’anima prima profondissimamente umiliarsi e conoscersi indegna di stare innanzi a tanta maestà, qual è la maestà di Dio, e
mostrare a Dio il suo bisogno e la sua impotenza, ed umiliata gettarsi in Dio, che Dio le insegnerà a fare orazione.

– Ognuno vorrebbe stare sul monte Tabor a vedere Cristo trasfigurato: accompagnar Cristo sul monte Calvario pochi vorrebbero.

– Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi.

– Bisogna avere grande fiducia in Dio, il quale è quello che è stato sempre: e non bisogna sgomentarsi per cosa accada in contrario.

– Io non voglio altro se non la tua santissima volontà, o Gesù mio.

– Quando l’anima sta rassegnata nelle mani di Dio, e si contenta del divino beneplacito, sta in buone mani, ed è molto sicura che le abbia ad intervenire bene.

– E’ ottimo rimedio, nel tempo delle tribolazioni e aridità di spirito, l’immaginarsi di essere come un mendico, alla presenza di Dio e dei Santi, e come tale andare ora da questo Santo, ora da quell’altro a domandar loro elemosina spirituale, con quell’affetto e verità onde sogliono domandarla i poveri. E ciò si faccia alle volte corporalmente, andando ora alla Chiesa di questo Santo, ed ora alla Chiesa di quell’altro a domandar questa santa elemosina.

– La vera preparazione all’orazione è l’esercitarsi nella mortificazione: perché il volersi dare alla orazione senza questa è come se un uccello avesse voluto
incominciar a volare prima di metter le penne.

– Non vi caricate di troppe devozioni, ma intraprendetene poche, e perseverate in esse. Non tante devozioni, ma tanta devozione.

– Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.

– Umiliate voi stessi sempre, e abbassatevi negli occhi vostri e degli altri, acciò possiate diventar grandi negli occhi di Dio.

– Dio sempre ha ricercato nei cuori degli uomini lo spirito d’umiltà, e un sentir basso di sè. Non vi è cosa che più dispiaccia a Dio che l’essere gonfiato della propria stima.

– Non basta solamente onorare i superiori, ma ancora si devono onorare gli eguali e gli inferiori, e cercare di essere il primo ad onorare.

– A proposito della vanagloria diceva: Vi sono tre sorta di vanagloria. La prima è Padrona e si ha quando questa va innanzi all’opera e l’opera si fa per il fine della vanagloria. La seconda è la Compagna e si ha quando l’uomo non fa l’opera per fine di vanagloria, ma nel farla sente compiacenza. La terza è Serva e si ha quando nel far l’opera sorge la vanagloria, ma la persona subito la reprime.

– Per acquistare il dono dell’umiltà sono necessarie quattro cose: spernere mundum, spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni: cioè disprezzare il mondo, non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d’essere disprezzato. E soggiungeva, rispetto all’ultimo grado: A questo non sono arrivato: a questo vorrei arrivare.

– Fuggiva con fermezza ogni tipo di onorificenza: Figliuoli miei, prendete in bene le mie parole, piuttosto pregherei Iddio che mi mandasse la morte, anzi una saetta, che il pensiero di simili dignità. Desidero bene lo spirito e la virtù dei Cardinali e dei Papi, ma non già le grandezze loro.

– Figliuoli, umiliate la mente, soggettate il giudizio.

– Tutta l’importanza della vita cristiana consiste nel mortificare la razionale.

– Molto più giova mortificare una propria passione per piccola che sia, che molte astinenze, digiuni e discipline.

– Le mortificazioni esteriori aiutano grandemente all’acquisto della mortificazione interiore e delle altre virtù.

– L’obbedienza buona è quando si ubbidisce senza discorso e si tiene per certo quello che è comandato è la miglior cosa che si possa fare.

– L’obbedienza è il vero olocausto che si sacrifica a Dio sull’altare del nostro cuore, e bisogna sforzarci d’obbedire anche nelle cose piccole, e che paiono di niun momento, poiché in questo modo la persona si rende facile ad essere obbediente nelle cose maggiori.

– E’ meglio obbedire al sagrestano e al portinaio quando chiamano, che starsene in camera a fare orazione.

– Chi vuol esser obbedito assai, comandi poco.

– Figliuoli miei, siate devoti della Madonna: siate devoti a Maria.

La Madonna Santissima ama coloro che la chiamano Vergine e Madre di Dio, e che nominano innanzi a Lei il nome santissimo di Gesù, il quale ha forza d’intenerire il cuore.

– Sappiate, figliuoli, e credete a me, che lo so: non vi è mezzo più potente ad ottenere le grazie da Dio che la Madonna Santissima.

– Chiamava Maria il mio amore, la mia consolazione, la mamma mia.

– La confessione frequente de’ peccati è cagione di gran bene all’anima nostra, perché la purifica, la risana e la ferma nel servizio di Dio.

– Nel confessarsi l’uomo si accusi prima de’ peccati più gravi e de’ quali ha maggior vergogna: perché così si viene a confondere più il demonio e cavar maggior frutto dalla confessione. Le tentazioni del demonio, spirito superbissimo e tenebroso, non si vincono meglio che con l’umiltà del cuore, e col manifestare semplicemente e chiaramente senza coperta i peccati e le tentazioni al confessore.

– La vera custodia della castità è l’umiltà: e però quando si sente la caduta di qualcuno, bisogna muoversi a compassione, e non a sdegno: perché il non aver pietà in simili casi, è segno manifesto di dover prestamente cadere.

– Ai giovani dava questi consigli: fuggire le cattive compagnie, non nutrire delicatamente il corpo, aborrire l’ozio, fare orazione, frequentare i Sacramenti
spesso, e particolarmente la Confessione.

– Contro le tentazioni di fede invitava a dire: credo, credo, oppure che si recitasse il Credo.