San Bernardino da Siena: frasi celebri, aforismi dalle prediche

Citazioni, aforismi e frasi celebri dalle prediche di San Bernardino da Siena, religioso vissuto tra il 14° e 15° secolo, appartenente all’ordine dei frati minori francescani, originario di Massa Marittima e discendente della famiglia degli Albizzeschi, prese i voti poco più che ventenne.

san bernardino da siena frasi
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Frasi di San Bernardino da Siena

– Io ti voglio stamane insegnare a orare. Se tu fili con buona intenzione, tu òri con operazione. Oh nuova cosa, che mentre che tu lavori, tu puoi orare, e non te n’avedi! O tu che fai la tua arte e fâla lecitamente, sempre òri. Fai le scarpette? Fai l’arte della lana? Fai la maestria del legname o della pietra? O se’ fabro, o qualunque altro mestiero fai? Se tu il fai lecitamente, sempre òri; e questo è l’opera.

– Se tu òri solo co la bocca, non ti varrà nulla. Doh, io ti voglio dire quello che intervenne a uno nostro frate. Uno nostro frate orava co la bocca solamente, non avendo il cuore a niuna cosa che elli dicesse; unde che orando a questo modo, egli gli aparve uno capo di cane che menava la bocca come faceva lui significando che il suo orare non era megliore che uno cane che menasse la bocca. Sai, quando tu dici l’avemaria o ‘1 paternostro, non avendovi il cuore, proprio fai come uno cane che mena la bocca. Così dico a te che dici l’ufizio, o frate o prete o qualunque religioso, se non v’hai il cuore, non fai nulla.

– Doh, avete voi mai veduto pescare a lenza? Si, elli si piglia uno lombrico, e mettesi nell’amo, e il pesce va per pigliare el lombrico, e rimane preso lui.
Vedi che per avere il cibo rimane preso il pesce. Che significa il cibo? Significa la parola; che per andare a pigliare la parola, rimane presa 1’anima, imperoché il corpo ha il diletto di pigliare quel cibo della parola.

– O voi, i quali siete freddi e morti, andate alla fonte della vita. O donna, sai, la mattina quando tu vieni alla fonte della vita e della dottrina di Dio, alla predica, non lassare il tuo marito nel letto, né il tuo figliuolo, né il tuo fratello; ma fa’ che tu lo svegli e fa’ che elli venga anco lui a udire quello che, se elli è morto, il farà vivo.

– O vecchio avaro e pusillanimo, che ti trovi ricco, piena la casa di grano, di vino, d’olio, di carne e d’ogni cosa, e credi morire nelle miserie, e ogni assai ti pare poco, e sempre stai in affanno de’ denari, sotterrandoli quando in sala e quando in camera, quando in uno cantone e quando nella stalla;
credemi che tu te ne anderai, ed ellino rimarranno, che credi che il mondo ti venga meno!

– Colui che mira nella mensa del compagno, cioè vede la pocissione o la casa del vicino e desidera, dicendo: “Oh, ella mi starebbe bene e così mi si affarebbe questa casa; e la vigna del tale, oh, quanto mi s’atagliarebbe!” Simile: “O quella bottiga mi starebbe quanto bene! S’io la potesse avere, io l’aconciarei per modo, ch’io mettarei questa con quella, e non mi sarebbe in mezzo persona! Così il tale orto ch’è allato al mio, io gli mettarei insieme. Non vedi povaretto che tu non vorresti avere vicino appresso, che tutto il mondo abbracciaresti!

– Tutte l’operazioni che noi facciamo sònno palesi a Dio. Aguattisi l’uomo quanto elli vuole, che Iddio vede ogni cosa che egli fa. E però se tu fai peccati, guàrdati, che il giudicio di Dio è presso. Sai tu come fa chi fa il fieno? Elli si reca la falce in mano, e arruota arruota. Oimé, oimé, oimé Siena! Quando elli arruota colui che sega, guarditi, dich’io. Che ancopoi ch’elli avrà segato, un pezzo, elli riaruota da capo; e come è così segato, e elli guarda d’atorno da ogni parte dove è da segare. Elli guarda atorno dal evante, dal ponente, dal mezzodì e dal settentrione. Vedi che egli ha già segato in ogni parte, salvo che qui. Però ti dico: guarda, guarda, ben guarda. Siena Siena è più indugiata, che niuna altra patria. Doh, guarda che elli non affili la falce, o che elli non la batta per te! Tu sai che d’ogni cosa so’ prima cotali parlari, e poi so’ i fatti. Tu vedi già qui a Siena 1’arrotatore de’ cuori. Doh, non diciamo più, che dovarebbe bastare a intendare.

– Costoro i quali vanno così detraendo e volendo occultare loro medesimi, si possono adsimigliare alla ranochia. Sai come fa la ranochia? La ranochia fa: qua, qua, qua, qua. Io vi so’ già ito quando elleno dicono pure: qua, qua; e gionto ch’io so’ alla fossa dove elle so’, e come io so’ ine, subito elleno fugono sotto, e niuna fa più motto. Così fa lo infamatore; che quando elli vuole infamare, elli usa quello dire: qua, qua, qua. Colui che si sente chiamare, va là oltre: eccomi qua, che è? Non è più nulla.

– Sai, quando una donna ha detto male d’un’altra, sai, quando ella dice: “Io ho udito così e così della tale, per lo tal modo e per lo tale.” Che farà costei a cui tu l’hai detto? Ella el dirà anco lei, e dirà peraltro modo che tu non dici tu. Che ella dirà: “Elli si dice della tale così e così,” La prima disse in singulare, e costei v’agiogne il prulare. E la terza ch’avrà udito, v’agiognarà anco peggio, ch’ella dirà: “Io ho udito così e così della tale da più persone, e dicesi che ella è gravida del tale.” E 1’altra agiognarà anco peggio, ché dicie: “La tale ha parturito un figliuolo al tale.” E 1’altra dirà anco peggio, che dirà: “Ella ha fatti parecchi figliuoli altrui,” e ognuno ha agionto qualche cosa. O maledetta lingua, guarda quello che tu hai fatto co le parole tue; che hai fatti fare tanti peccati, che è una cosa da non credarlo! Mira di quant’anime tu se’ cagione di far pèrdare! Mira quanti corpi tu hai messo a pericolo! E però quando tu odi uno male, fa’ che mai tu non l’acresca, ma sempre lo scema tanto, che se tu puoi, che nulla non se ne truovi.

– O usaraio, che hai prestato e furato già cotanto tempo e bevuto il sangue de’ povari, quanto danno hai fatto, e quanto peccato contra al comandamento di Dio! Tu non t’avedi che tu se’ fitto e fondato ne le pene infernali? Tu dici forse: “Io me ne confessarò .” Doh, povaretto, che perché tu vada al confessore, sai, al fratachione che t’asolve, se elli t’assolve, con lui insieme vi vai. O confessori, quanti di voi ci so’ che so’ stati ingannati da molti che hanno promesso di rèndare, e poi si fanno beffe di Dio e de’ Santi? Non li voliate asolvere più! Se mai più ellino tornano a voi, siate savi: fate almeno sì che l’anima vostra non si perda con la loro insieme. Se tu li confessi, e essi ti dicano: “Io rendarò e vogliomi amendare per lo tempo a venire,” fa’ che tu vegga, eglino il voglino fare con operazione, e poi l’asolve.

– Ogni volta che tu vieni a dare, dà presto ed allegro. E più piace al pòvaro uno bichiere d’acqua con allegrezza e con prestezza, che uno quartuccio di vino con accidia e con stento.

– Tu dovaresti pigliare essemplo dalle bestie, dalli ucielli, se tu non hai capacità da te. O fanciulli, fanciulli, quando voi pigliate i rondinini, come fanno le rondine? Tutte le rondine si ragunano insieme e voglionsi ingegnare d’aiutare i rondinini. Non fa così l’uomo: non che elli si ingegni di aiutarlo, ma egli non gli ha compassione. Peggio che gli uccelli è 1’uomo! O beccari, (èccene niuno?) avete posto mente a quello ch’io vi dico? Vedeste mai quando voi ammazzaste niuna bestia grossa? Sai, quando tu amazzi la vitella, e elli vi sia un’altra vitella, o la vacca presente? Certo, se veduto il bu’, la vitella, che vede piangente colle lagrime agli occhi per la compassione di quella che vegono morire. Oh, confusione dell’uomo crudele, che non ha compassione dell’uomo che è suo simile! Che vedi che la bestia è più piatosa che non se’ tu. Così puoi vedere de’ porci, che tanto sono piatosi l’uno dell’altro, che come uno grida, tutti gli altri corrono per aitarlo, se ‘1 potessero aitare.

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