Selinunte: cosa vedere nel parco archeologico

Selinunte: templi orientali

Cosa vedere a Selinunte, origine del nome e fondazione della città, templi orientali del parco archeologico e santuario della Malophoros, situato a meno di un chilometro dall’acropoli.

Turismo Selinunte

Il nome della città di Selinunte, fontata nel 650 a.C. da Megara Hyblaea, deriva dal tipo di prezzemolo molto diffuso da queste parti e chiamato dai Greci “selinon”.

Tra le colonie greche, Selinunte fu quella posta più a occidente e sicuramente quella dove furono costruiti monumenti caratterizzati da una maggiore grandiosità.

Distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C. restaurata due anni dopo dal siracusano Ermocrate, ricevette ancora da Cartagine l’ultimo duro colpo nel 250 a.C., quando gli abitanti furono costretti a rifugiarsi a Lilibeo.

Nel corso dell’Alto Medioevo fu la dimora di eremiti e comunità religiose, mentre in epoca bizantina un violento terremoto ridusse i mirabili monumenti a un cumulo di rovine che per secoli vennero usate come materiali da costruzione per le vicine case campestri.

La città sorgeva su di una spianata, posta tra due avvallamenti e divisa in due parti congiunte come da un istmo.

Sulla parte sud, sporgente sul mare, si trovava il nucleo più antico dell’abitato e l’Acropoli, di cui restano alcuni templi.

Sulla parte nord sorgeva invece la città propriamente detta, mentre su un’altra spianata a est, sorgevano i grandiosi Templi orientali.

Il maggiore di questi templi, una delle costruzioni più grandiose dell’architettura greca, sembra che fosse consacrato a Apollo, ipotesi confermata da un’iscrizione scoperta nel 1871.

Gli altri tempi, essendo sconosciuto il nome della divinità a cui erano dedicati, sono denominati con lettere dell’alfabeto.

A circa 800 metri dall’Acropoli, dove si trovano i resti di grandiose opere di fortificazione, si trova il Santuario della Malophoros, dove facevano sosta i cortei funebri diretti alla necropoli di Manicalunga.