Le parole dell’amore: quali sono le più belle tra centomila

Quali sono le parole dell’amore, come scegliere le migliori tra centomila frasi e modi di dire, per trasmettere il più grande sentimento che è possibile provare a livelo emozionale.

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Pensieri e parole dell’amore

– L’uomo che ama la verità è migliore di colui che la conosce, e l’uomo che trova la felicità è più saggio di chi la conosce solamente. (Confucio)

– Ho camminato con la testa piena di te. Il tuo ritratto e l’inebriante serata trascorsa insieme ieri mi hanno lasciato i sensi in subbuglio. Dolce, incomparabile, quale strano effetto hai sul mio cuore! Ma che cosa mi resta ancora quando dalle tue labbra e dal tuo cuore traggo un amore che mi consuma come il fuoco? (Napoleone Bonaparte a Josephine Beauharnais)

– Solo tu hai il potere di rendermi triste o donarmi gioia e conforto. Il mio amore ha raggiunto tali vette di follia che rubò a se stesso ciò che più agognava….A un tuo cenno, subito cambiai il mio abito e i miei pensieri, per dimostrarti che sei tu l’unico padrone del mio corpo e della mia volontà. (Eloisa ad Abelardo)

– Mia cara ragazza, ti amo ancora e ancora e senza riserve… In ogni modo possibile; anche le mie gelosie non erano che agonie dell’amore, nelle fitte più intense che mai ho provato, sarei morto per te. Tu sempre nuova. L’ultimo dei tuoi baci era il più dolce, l’ultimo sorriso il più luminoso, l’ultimo movimento il più aggraziato. (John Keats a Fanny Brawne)

– E ora tu appartieni a me! Ti vedo come mia giovane moglie, e poi madre, ma sempre la stessa, dolce e adorata nella castità della vita matrimoniale come nella verginità del nostro primo amore. Dimmi se riesci a comprendere la felicità di un amore immortale, di un’unione eterna. (Victor Hugo ad Adèle Foucher)

– Quando due anime infine si sono trovate, si sono scoperte compatibili e complementari, hanno compreso di essere fatte l’una per l’altra, di essere, dunque, simili, si stabilisce tra loro per sempre un legame, ardente e puro, proprio come loro, un legame che inizia sulla terra e continua per sempre nei cieli…E’ questo l’amore che tu ispiri in me. (Victor Hugo ad Adèle Foucher)

– Se tu sapessi quanto ti bramo, quanto il ricordo dell’ultima notte mi lascia delirante di gioia e straripante di desiderio. Quanto bramo darmi interamente a te nell’estasi del tuo dolce respiro e di quei baci che dalle tue labbra mi colmano di piacere! Ho bisogno del tuo amore come pietra angolare della mia esistenza. E’ il sole che soffia la vita in me. (Juliette Drouet a Victor Hugo)

– Non può esservi felicità più grande di quella che ho provato con te oggi pomeriggio, racchiusa tra le tue braccia. La tua voce mischiata alla mia, i tuoi occhi nei miei, il tuo cuore sopra il mio cuore, le nostre stesse anime fuse assieme. Per me non esiste sulla terra altro uomo che te. Gli altri li percepisco solo per tramite del tuo amore. Non godo di nulla senza di te. Tu sei il prisma attraverso il quale mi appaiono la luce del sole, il verde dei boschi, e la vita stessa.
Ho bisogno dei tuoi baci sulle mie labbra, del tuo amore sulla mia anima. (Juliette Drouet a Victor Hugo)

– Il mio cuore trabocca di emozione e di gioia! Non so quale paradisiaco languore, infinito piacere lo riempie e mi riarde. E’ come se non avessi mai amato!!!Tutto questo non può che nascere da te, sorella, angelo, donna. Non può che essere, di sicuro non è, null’altro che un delicato raggio partito dalla tua anima ardente, o una qualche lacrima segreta e straziante che tu hai lasciato tempo fa sul mio petto. (Franz Liszt a Marie d’Agoult)

– Nati sotto cieli diversi, non abbiamo né gli stessi pensieri né lo stesso linguaggio; abbiamo, forse, cuori che si somigliano? Il clima mite e nuvoloso dal quale provengo mi ha lasciato impressioni gentili e malinconiche; quali passioni ha infuso in voi il sole generoso che ha abbronzato la vostra fronte? Io so
come amare e soffrire, e voi, che cosa conoscete dell’amore? L’ardore dei vostri sguardi, la violenta stretta delle vostre braccia, il fervore del vostro
desiderio, mi tentano e mi spaventano. Non si ama così nel mio paese. Accanto a voi io non sono niente altro che una pallida statua che vi guarda con desiderio,
preoccupazione e stupore. Non so se mi amate sinceramente, non lo saprò mai. Riuscite appena a dire qualche parola nella mia lingua e io non conosco abbastanza la vostra per penetrare simili misteriose questioni. Forse, anche se conoscessi perfettamente la lingua che parlate, non riuscirei a farmi capire. Il luogo dove abbiamo vissuto, la gente che ci ha istruito, sono indubbiamente le ragioni per le quali abbiamo idee, sentimenti e bisogni reciprocamente inspiegabili. La mia natura debole e il vostro temperamento ardente devono produrre pensieri molto diversi.

Voi dovete ignorare, o disprezzare, le migliaia di sofferenze insignificanti che mi turbano, dovete ridere di ciò che mi fa piangere. Forse non sapete neanche che cosa sono le lacrime. Che cosa sareste per me: un sostegno o un padrone? Mi consolereste dei mali che ho patito prima di incontrarvi? Capite perché sono triste? Capite la compassione, la pazienza e l’amicizia? Forse siete stato allevato con l’idea che le donne non hanno anima. Pensate che ce l’abbiamo? Non siete né un cristiano né un musulmano, non siete un uomo civilizzato né un barbaro, siete dunque un uomo? Che cosa si nasconde in quel petto mascolino, dietro quella fronte superba, quegli occhi leonini? Avete mai un pensiero nobile, fine, un sentimento fraterno e pio? Quando dormite, sognate di volare verso il paradiso? Quando gli uomini vi feriscono, credete ancora in Dio? Sarò la vostra compagna o la vostra schiava? Mi desiderate o mi amate?

Quando vi avrò fatto felice, saprete come dirmelo? Sapete che cosa sono io e vi angoscia il non saperlo? Per voi io sono un essere sconosciuto cui aspirare e di cui sognare, o ai vostri occhi sono una di quelle donne che ingrassano negli harem? Nei vostri occhi, ove credo di scorgere una scintilla divina, c’è forse solo la lussuria che quelle donne ispirano? Conoscete quel desiderio dell’animo che il tempo non spegne, che nessun eccesso attutisce o logora? Quando la vostra amante dorme tra le vostre braccia rimanete desto per vegliare su di lei, per pregare Dio e piangere? I piaceri dell’amore vi lasciano esausto e abbrutito, o vi trasportano in un’estasi divina? La vostra anima sopraffà il vostro corpo quando lasciate il seno di colei che amate? Ah, quando vi osserverò trattenuto e quieto, capirò se siete pensieroso o se invece riposate?

Quando i vostri sguardi si attenueranno, sarà per tenerezza o per spossatezza? Forse vi renderete conto che io non vi conosco e che voi non conoscete me. Non conosco né la vostra vita passata né il vostro carattere, né ciò che gli uomini che vi conoscono pensano di voi. Forse tra loro voi siete il primo, o forse l’ultimo. Vi amo senza sapere se posso stimarvi, vi amo perché mi piacete, e forse un giorno o l’altro sarò costretta a odiarvi. Se foste un uomo del mio paese, vi farei delle domande e voi mi capireste. Forse sarei ancora più infelice perché m’ingannereste. Così, almeno non m’illuderete, non mi farete vane promesse e falsi voti. Mi amerete per quello che capite dell’amore, per quello che potete amare.

Ciò che ho cercato invano in altri probabilmente non lo troverò in voi, ma posso sempre credere che lo possediate. Quegli sguardi, quelle carezze d’amore che in altri mi hanno sempre mentito, lascerete che le interpreti come desiderio, senza aggiungervi parole ingannevoli. Potrò interpretare le vostre arie sognanti e colmare i vostri silenzi di eloquenza. Attribuirò alle vostre azioni le intenzioni che io desidero. Quando mi guarderete con tenerezza, penserò che la vostra anima sta osservando la mia, quando lancerete occhiate al cielo crederò che la vostra mente si rivolge all’eternità da cui sorse.

Lasciate che rimaniamo così, non imparate la mia lingua e io non cercherò nella vostra, parole per cui esprimere i miei dubbi e timori. Voglio ignorare ciò che fate della vostra vita e quale parte giocate fra i vostri compagni uomini. Non voglio nemmeno sapere il vostro nome. Nascondetemi il vostro animo onde io possa sempre pensare che sia bello. (George Sand pseudonimo di Andine Aurore Lucile Dupin)

– Mi chiedi solo un semplice “si”? Una parola così piccola, ma così importante. Come potrebbe un cuore colmo di amore ineffabile qual è il mio non dire questa piccola parola con tutte le sue forze? La dice e la mia anima più segreta non fa che bisbigliarti. Potessi descriverti le pene del mio cuore, le molte lacrime, oh no! Forse il destino vorrà che ci rivediamo presto e allora… Le tue proposte mi paiono rischiose, ma un cuore innamorato non tiene conto dei pericoli. Ancora una volta ti dico “si”, che Iddio voglia trasformare il mio diciottesimo compleanno in un giorno di afflizione? Oh no! Sarebbe troppo orribile. Inoltre da tempo sento che “deve essere così”, nulla al mondo mi persuaderà ad allontanarmi da ciò che ritengo giusto e dimostrerò a mio padre che un cuore giovanissimo può anche essere risoluto nei suoi propositi. (Clara Wieck a Robert Schumann)

– Carissimia, ho pianto di gioia pensando che tu sei mia, e spesso mi domando se davvero ti merito. Qualcuno potrebbe pensare che nel cuore e nella mente di nessun uomo potrebbero affollarsi tante cose in un solo giorno…..Ma quanto felice mi sentivo ieri e l’altro ieri! Dalle tue lettere si librava uno spirito talmente nobile, una fede, una ricchezza d’amore! Che cosa non farei per amor tuo! (Robert Schumann a Clara Wieck)

– Carissima, vorrei possedere il dono della poesia, perché mi par ci sia poesia nella mia mente e nel mio cuore dal giorno in cui di te mi sono innamorato. Tu sei una Poesia…Tu sei una sorta di ballata, dolce, semplice, gaia, commovente, che la Natura canta, ora piangendo, ora sorridendo e talvolta mescolando lacrime e sorrisi. (Nathaniel Hawthorne a Sophia Hawthorne)

– Che anno è stato per noi! La mia definizione della Bellezza è che è amore, eppure implica anche la verità e il bene. Ma soltanto coloro che amano come noi amiamo possono comprendere il significato e la forza di tutto questo. (Sophia Hawthorne a Nathaniel Hawthorne)

– Sai, quando mi hai detto di sposarti, mi sono vergognata di quanto ti penso, del pensare soltanto a te, che è persino troppo, forse. Devo dirtelo? Ho l’impressione, mi sembra, che nessun uomo sia mai stato per una donna ciò che tu sei per me…Vi è mai stato qualcuno tratto da una prigione oscura e posto sulla vetta di una montagna, senza voltar la testa e con il cuore che viene meno, come accade al mio? E tu dici di amarmi di più? Chi dovrei allora ringraziare, tu o Dio? Entrambi, credo…(Elizabeth Barret a Robert Browning)

– Fiorità sempre più bello, più fresco, più leggiadro, perché è vero amore, e perché l’amore vero cresce sempre. E’ una bella pianta che cresce di anno in anno nel cuore, allungando sempre i suoi rami, raddoppiando a ogni stagione i suoi grappoli e profumi inebrianti: e, vita mia, dimmi, ripetimi sempre che niente guasterà la sua corteccia o le sue foglie delicate, che crescerà più grande in entrambi i nostri cuori, amato, libero, curato, come una vita all’interno della nostra vita. (Honoré de Balzac a E.Hanska)

– Sono stata a un concerto e ho sentito la vostra Marcia Slava. Non saprei esprimere le mie impressioni ascoltandola: una felicità pura mi ha riempito di lacrime gli occhi. Provavo una gioia indicibile all’idea che l’autore fosse in un certo senso mio, che mi appartenesse, che nessuno potesse togliermelo. Per la prima volta da quando vi conosco, ho sentito una vostra opera in un ambiente insolito. Nella sala della Nobiltà, sotto un certo aspetto avverto molte rivali, sento che mi preferite molti amici. Ma lì, in quello scenario nuovo, circondata da sconosciuti, avevo la sensazione che non poteste appartenere a nessuno con la stessa pienezza con cui appartenevate a me e che nessuno potesse rivaleggiare con me. “Qui lo possiedo e lo amo”. Scusatemi per questo delirio e non temete la mia gelosia, tutto ciò non vi impegna in nulla, riguarda me e finirà con me.

A voi non chiedo nulla di più di ciò che mi accordate già, tranne forse un piccolo cambiamento di forma. Mi piacerebbe che mi trattaste come si fa di solito con gli amici, dandomi del “tu”. Scrivendo non dovrebbe essere difficile; ma se lo trovate imbarazzante, vi rinuncerò, poiché così come stiamo sono felice, anzi possiate essere benedetto per la felicità che vi devo. Un istante fa volevo dirvi che vi abbraccio con tutto il cuore, ma forse potrebbe parervi strano, per cui vi dico come al solito: arrivederci, mio dolce amico. Se vi pare sconveniente, non leggetevi che il delirio di un’immaginazione anormale sovreccitata dalla musica. Non vi stupite mai di questi miei parossismi: ho la mente veramente malata. (Naieda von Meck a P.I. Ciaikovskij)

– Mi hai pregata di scrivere brevemente, ma io ho molte cose da dire. Mi hai anche pregata di pensare che l’affetto che nutro per te è dettato da un capriccio. Non può essere un capriccio visto che nell’ultimo anno hai costituito l’oggetto su cui mi trovavo a meditare in ogni momento solitario. Non mi aspetto che tu mi ami, non merito il tuo amore. Sento che sei superiore, eppure con mia sorpresa, anzi con mia felicità, hai lasciato trapelare passioni che credevo non vivessero più nel tuo petto. Perché dovrei sperimentare con dolore la mancanza di felicità? Perché dovrei respingerla mentre mi viene offerta? Forse ti parrò imprudente, immorale; le mie opinioni odiose, le mie idee depravate; ma almeno una cosa il tempo dimostrerà, che il mio amore è delicato e devoto, che sono incapace di qualsiasi sentimento si avvicini alla vendetta o alla malevolenza; i tuoi desideri futuri saranno i miei, e qualsiasi cosa tu dica o faccia, non porrò domande, te lo assicuro.

Hai obiezioni al seguente piano? Giovedì sera potremmo andare insieme fuori città con una diligenza o un postale, a una distanza di dieci o dodici miglia. Lì saremmo liberi e sconosciuti; potremmo rientrare l’indomani mattina presto. Ho arrangiato tutto qui onde non sollevare il minimo sospetto.
Per favore, fai lo stesso con i tuoi familiari. Accetterai che mi trattenga un paio di minuti con te? Dove? Non mi soffermerò un solo istante quando mi
dirai di andarmene. Solo, si possono dire e fare così tante cose in un breve incontro che la scrittura non può attuare. Fai ciò che desideri, o vai dove desideri, rifiuta di incontrarmi e comportati in modo crudele, non ti dimenticherò mai.

Ricorderò sempre la gentilezza dei tuoi modi e la selvaggia originalità del volto. Visto una volta, non ti si può dimenticare. Forse questa è l’ultima occasione in cui mi rivolgo a te. Lascia quindi che ti rassicuri ancora una volta, non sono ingrata. Ti sei comportato in tutto con la massima signorilità, e sono solo irritata che i miei modi impacciati mi abbiano impedito di esprimerti tale sentimento di persona. Mi accoglierai adesso che sto aspettando a Hamilton Place la tua risposta? (Jane Clairmont a Lord Byron)

– L’amore dovrebbe correre incontro all’amore a braccia aperte, a passo a passo, con tremante consapevolezza, così come una coppia di bambini che osino avventurarsi insieme in una stanza molto buia. Sin dal primo momento in cui vicendevolmente si scorgono, con una fitta di curiosità, essi possono leggere
l’espressione del proprio tormento negli occhi l’uno dell’altra. In questo caso non si ha una dichiarazione propriamente detta; il sentimento è così naturalmente condiviso, che non appena l’uomo si avvede di quanto alberga nel proprio cuore è certo di quanto alberga nel cuore della donna. (R.L. Stevenson)

– Oggi nasce per me un nuovo sole; tutto vive, tutto è animato, tutto sembra parlare della mia passione, tutto mi invita a goderne. Il fuoco che mi consuma dona al mio cuore, a tutte le facoltà della mia mente, un empito, una duttilità profusa in tutti gli affetti. Dacché vi amo, gli amici mi sono più cari. Dacché vi amo, io stessa mi amo di più; ed è così che con questo mio nuovo amore finanche il suono del mio liuto ora mi sembra più commovente, nonché la mia voce più armoniosa e il mio canto più puro. (N. de Lenclos al Marchese di Sévigny)

– Dico che sono innamorato di lei. Che cosa significa? Significa che rivedo il mio futuro e il mio passato alla luce di questo sentimento. E’ come se scrivessi in una lontana lingua straniera che ora sono improvvisamente capace di leggere. Senza una parola, lei mi spiega a me stesso. Come un genio, ignora ciò che fa. (J. Winterson)

– Quando penso a te è come se pensassi alla vita. Tu sarai la prima donna a rendermi piacevole la terra, tu sei forte e rosea come le porte del paradiso. Nessuno di noi, non molti, forse, provengono da un solatìo paradiso infantile. Siamo nati con i nostri genitori nel deserto e aneliamo a Canaan. Tu sei come Canaan: sei ricca e feconda e lieta, e io ti amo. (D.H. Lawrence a L.Burrows)

– Tu sei sempre nuova. L’ultimo dei tuoi baci è sempre più dolce; l’ultimo tuo sorriso il più radioso; l’ultimo movimento il più aggraziato. Quando sei passata davanti alla finestra della mia casa, ieri, ero pieno di ammirazione come se ti avessi vista per la prima volta. Un giorno ti sei lamentata che amavo soltanto la tua bellezza. Non ho dunque nient’altro da amare in te? Non mi accorgo che un cuore naturalmente alato si incatena ogn’ora di più a me? (J.Keats a F. Brawne)

– Ho cercato in ogni angolo del mondo le cose più belle da offriti, non le ho trovate e non so dove poterle trovare; ho capito che nulla vale come il tuo amore e niente darei in cambio di un tuo sorriso, di un tuo bacio, di un tuo pensiero. Allora chiedimi quello che vuoi, ti darò tutto solo per dimostrarti che non sono alla tua altezza. (Fran Tarel)

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