San Tommaso Moro: frasi, preghiera del buonumore

Breve biografia di San Tommaso Moro con preghiere e frasi dalle beatitudini fino alle meditazioni scritte quando si trovava carcerato all’interno della torre di Londra.

san tommaso moro: preghiere

Biografia San Tommaso Moro

Tommaso Moro è il nome italiano di Thomas More, nato a Londra il 7 febbraio 1478 e lì morto il 6 luglio 1535. Umanista, scrittore e politico cattolico inglese, fu proclamato santo nel 1935 da Papa Pio XI.

Dal 1980 viene commemorato anche dalla Chiesa anglicana, come martire della riforma protestante, insieme al Vescovo San Giovanni Fisher.

Nell’anno 2000 fu dichiarato patrono degli statisti e dei politici da Papa Giovanni Paolo II, la festa di commemorazione viene celebrata ogni anno il 22 giugno, insieme a San Giovanni Fisher Vescovo di Rochester.

L’opera più famosa si San Tommaso Moro è L’Utopia.

È ricordato anche per essere colui che rifiutò di prestare giuramento ad un atto parlamentare di Enrico VIII riguardante l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona.

Tale documento affermava il primato della Corona sulla Chiesa in Inghilterra e fu la causa di rottura che dette origine allo scisma anglicano.

Per questa sua decisione di non riconoscere al Re la supremazia sulla fede, Tommaso Moro fu condannato a morte con l’accusa di tradimento.

Preghiera del buonumore

Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da digerire.

Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla.

Donami, Signore, un’anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono e non si spaventi alla vista del male ma piuttosto
trovi sempre il modo di rimetter le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama “io”.

Dammi, Signore, il senso del buon umore.

Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po’ di gioia e farne parte anche agli altri. Amen.

Beatitudini di San Tommaso Moro

Beati quelli che sanno ridere di se stessi, perché non finiranno mai di divertirsi.

Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ciottolo, perché eviteranno molti fastidi.

Beati quelli che sanno riposare e dormire senza trovare scuse: diventeranno saggi.

Beati quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno cose nuove.

Beati quelli che sono abbastanza intelligenti per non prendersi sul serio: saranno apprezzati dai loro vicini.

Beati quelli che sono attenti alle esigenze degli altri, senza sentirsi indispensabili: saranno dispensatori di gioia.

Beati sarete voi se saprete guardare seriamente le cose piccole e tranquillamente le cose importanti: andrete lontano nella vita.

Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà pieno di sole.

Beati voi se saprete interpretare sempre con benevolenza gli atteggiamenti degli altri, anche contro le apparenze: sarete presi per ingenui, ma questo è il prezzo della Carità.

Beati quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare: eviteranno tante stupidaggini.

Beati soprattutto voi che saprete riconoscere il Signore in tutti coloro che vi incontrano: avrete trovato la vera luce e la vera sapienza.

Meditazione scritta nella Torre di Londra

Concedimi, o Signore, la grazia di disprezzare le cose del mondo. Di rivolgere solo a Te i miei pensieri. Di non dipendere dal frastuono delle bocche degli uomini.

Di essere contento della solitudine. Di non desiderare compagnie terrene. Di sottrarmi poco a poco al mondo, così che la mia mente possa liberarsi della sua concitazione.

Di non desiderare di ascoltare frivolezze. Che le fantasie del mondo possano suonare sgradite al mio orecchio. Di pensare a Dio con letizia. Di invocarne l’aiuto misericordioso.

Di abbandonarmi al conforto di Dio. Di amarlo incessantemente. Di riconoscere la mia viltà e la mia miseria. Di umiliarmi, arrendevole, alla potente mano di Dio.
Di pentirmi dei peccati commessi, sì da sopportare paziente le avversità per la loro remissione.

Di sopportare qui il mio Purgatorio. Di gioire nelle tribolazioni. Di attraversare gli angusti sentieri che conducono alla vita. Di portare la croce con Cristo.
Di ricordare le cose supreme.

Di avere sempre davanti agli occhi la mia morte, che mi è sempre vicina. Di non ritenere la morte a me estranea. Di meditare sempre sulle fiamme eterne dell’Inferno.

Di invocare il perdono di Dio prima che venga emessa la sentenza. Di avere sempre in mente la passione che Cristo patì per me. Di essergli incessantemente grato dei suoi benefici.

Di riscattare il tempo perduto. Di astenermi dalle vane ciance. Di rifuggire dai divertimenti sciocchi. Di astenermi dagli svaghi inutili. Di considerare nulle le perdite delle sostanze, degli amici, della libertà, di tutto, per la vittoria di Cristo.

Di considerare i miei più accaniti nemici come i miei migliori amici. Perché i fratelli di Giuseppe non avrebbero potuto mai fargli bene maggiore, con il loro amore ed il loro affetto, di quello che gli fecero con il loro odio e la loro malizia.

Queste meditazioni dovrebbero essere ritenute più preziose di tutti i tesori di tutti i principi e re cristiani e pagani, ammucchiati l’uno sull’altro.