Erto e Casso: cosa vedere, diga del Vajont

Cosa vedere a Erto e Casso, itinerario comprendente i principali luoghi d’interesse, tra cui diga del Vajont, centro visite e Chiesa San Bartolomeo, oltre a interessanti escursioni naturalistiche.

Diga del Vajont - Erto e Casso
Diga del Vajont - Erto e Casso

Turismo Erto e Casso

In uno scenario naturale di eccezionale bellezza, sorgono i piccoli paesi di Erto e Casso che si distinguono per la loro architettura semplice tipica della montagna.

Tra i due abitati ci sono differenze linguistiche piuttosto marcate, infatti a Erto si parla un dialetto risultante dal ladino dolomitico, mentre a Casso viene usato il ladino friulano, che è un dialetto tipico del bellunese.

I molti sentieri disponibili, offrono la possibilità di effettuare escursioni alla scoperta di vecchie malghe abbandonate, incontrando lungo il tragitto delle particolari conformazioni rocciose, come quella sul monte Borgà.

Sul finire degli anni cinquanta l’economia locale si basava prevalentemente sull’agricoltura di tipo tradizionale e sul piccolo commercio ambulante.

A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, la Sade fece partire il progetto che prevedeva di usare la valle del Vajont come bacino artificiale orientato alla produzione di energia idroelettrica.

A questo scopo venne eretta nella forra del Colombèr una diga a doppia curvatura alta 265 metri.

Nel 1960, quando iniziò il riempimento del primo invaso di collaudo, ci furono due frane, a seguito della quali venne predisposto il monitoraggio del versante apparso instabile, che aveva un’estensione di circa duecento ettari.

Venne effettuato un nuovo collaudo nel 1962 e uno successivo l’anno dopo ma, nonostante i segnali di frana imminente, non vennero attuati i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza i centri abitati situati a valle, a causa di imperizia e negligenza.

Nel 1955, quando sul territorio del Comune di Erto e Casso erano iniziati da poco i lavori della costruzione della diga a doppia curvatura più alta del mondo, che sarebbe servita a sbarrare il torrente Vajont per creare il bacino artificiale, Erto e Casso contavano insieme 2.100 abitanti.

Il 9 ottobre 1963 un’ondata di proporzioni gigantesche, causata dalla frana del monte Toc, distrusse molti paesi, provocando oltre 2000 morti, specialmente a Longarone e Castello Lavazzo, determinando l’evacuazione di Erto e Casso, ritenuta zona ad alto rischio, i cui abitanti dovettero trasferirsi in altri centri abitati.

Il tema relativo al disastro del Vajont viene largamente trattato nel Centro Visite di Erto, che ne ripercorre in dettaglio tutte le singole fasi, dalla progettazione della diga alla sentenza finale del processo.

Presso il Centro Visite sono disponibili informazioni sui sentieri presenti in zona, destinati a escursioni naturalistiche.

A Erto è presente inoltre una delle più conosciute palestre di roccia, che richiama ogni anno milioni di appassionati.

Per quanto riguarda le specialità di gastronomia tipiche, va ricordata la polenta con selvaggina e frico, inoltre altri piatti tradizionali sono quelli a base di erbe comuni raccolte nei prato.

Tra gli eventi, Erto e Casso conservano antiche usanze, tra cui quella del Venerdì Santo, una manifestazione che consiste in una suggestiva rappresentazione della passione e morte del Cristo, alla quale partecipano personaggi in costumi romani.

Annunciata fin dai giorni precedenti tramite il rullo dei tamburi, la Passione viene preceduta nel pomeriggio da una processione sacra, dove il più anziano del paese, mentre regge un’asta sormontata da un gallo di legno, sta davanti a una persona scalza, vestita di bianco e incappucciata, che porta la croce del Brustolon, sorretta a sua volta da altre due persone senza calzari ai piedi.

Tra i monumenti e i luoghi d’interesse rientra la Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, che conserva al suo interno un bel crocifisso ligneo del 1690 realizzato da Andrea Brustolon, detto il Michelangelo del legno.

La diga del Vajont è una diga in disuso realizzata su progetto dell’ingegner Carlo Semenza, nel periodo compreso tra 1957 e il 1960, all’interno del territorio comunale di Erto e Casso, tristemente nota per il disastro avvenuto nel 1963.